GPSR Abbigliamento e Moda: Conformità UE (2026)
Cosa cambia per chi vende abbigliamento, scarpe e accessori con il Regolamento (UE) 2023/988: etichetta del fabbricante, sicurezza meccanica e chimica, persona responsabile, documentazione tecnica. Concreto, con i riferimenti agli articoli.

Per il settore moda l'etichetta non è una novità. Già oggi su ogni capo cuce la composizione del tessuto e le istruzioni di lavaggio. Il Regolamento (UE) 2023/988, il regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti che chiamiamo GPSR, le chiede qualcosa in più: il nome e l'indirizzo di chi produce il capo e, se quel capo arriva da fuori UE, anche di una persona responsabile stabilita nell'Unione. Questo articolo Le mostra cosa aggiungere, dove metterlo e quali rischi specifici riguardano abbigliamento, scarpe e accessori.
Il GPSR si applica dal 13 dicembre 2024 e ha sostituito la vecchia direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti. Come riassume Ezlab, "gli obblighi previsti dal regolamento GPSR per l'abbigliamento sono i seguenti: garantire la sicurezza dei prodotti e fornire informazioni chiare al consumatore finale". Sembra generico, ma per chi vende capi si traduce in passaggi molto concreti.
Perché il Made in Italy non è esentato
C'è una convinzione diffusa, soprattutto tra chi produce artigianalmente o in piccole serie: che la tradizione sartoriale italiana o le dimensioni ridotte dell'attività mettano al riparo dai nuovi obblighi. Non è così. Il regolamento non prevede alcuna esenzione per le piccole imprese né per i prodotti artigianali. Un atelier che cuce dieci capi al mese e un marchio che ne immette sul mercato diecimila seguono le stesse regole.
La Federazione Moda Italia-Confcommercio lo ha messo in chiaro affiancando le aziende "nella serie di scelte che dovranno affrontare nell'immediato futuro sulla Sicurezza Generale dei Prodotti". Il punto non è la grandezza dell'azienda, è che il prodotto venga immesso sul mercato dell'Unione. Se vende abbigliamento a consumatori nell'UE, gli obblighi del GPSR La riguardano.
Cosa aggiungere all'etichetta
L'etichetta compositiva che già usa è il posto giusto per i dati nuovi. Non serve una seconda etichetta. Come precisa Amazon citando il testo, "i fabbricanti indicano il loro nome, la loro denominazione commerciale registrata o il loro marchio registrato, il loro indirizzo postale ed elettronico". A questo si aggiunge un identificativo del prodotto.
In concreto, sul capo devono comparire questi elementi.
Dati del fabbricante. Nome, denominazione commerciale registrata o marchio registrato, indirizzo postale e indirizzo elettronico. Va indicato chi ha realmente prodotto il capo, non solo chi lo vende.
Dati della persona responsabile. Se il capo è fabbricato fuori dall'Unione, occorre indicare anche una persona responsabile stabilita nell'UE, con nome, indirizzo postale e indirizzo elettronico. Lo prevede l'Articolo 16. Mizar lo riassume così: "L'etichetta deve contenere il nome e l'indirizzo del fabbricante e del rappresentante autorizzato nell'UE". Senza questa figura il prodotto non può essere immesso sul mercato. (Una precisazione utile: EUProof prepara i Suoi documenti GPSR, ma non svolge il ruolo di persona responsabile.)
Identificativo del prodotto. Un numero di modello, di lotto o di serie che renda riconoscibile il capo specifico. Questa è la base della rintracciabilità.
Attenzione a un punto che genera confusione: questi obblighi di etichettatura e rintracciabilità stanno nell'Articolo 9, ai commi da 5 a 7, non nell'Articolo 16. L'Articolo 16 riguarda solo la figura della persona responsabile per i prodotti che arrivano da fuori UE. Tenere distinti i due piani aiuta a non sbagliare i riferimenti nella documentazione.
Sul fronte pratico, WWG ricorda una regola che il settore conosce bene e che il GPSR conferma: le informazioni "devono essere tradotte nella lingua nazionale". Per il mercato italiano, quindi, in italiano.
Dove va l'etichetta sul capo
La rintracciabilità chiede che l'informazione sia permanente e facile da trovare. Per un capo di abbigliamento questo si traduce in un'etichetta cucita, non in un cartellino volante che il cliente toglie e butta. Amazon indica anche la posizione abituale: "per gli articoli di abbigliamento, il codice si trova sull'etichetta situata sulla cucitura interna inferiore sinistra".
L'Articolo 9 prevede una scala di priorità. L'informazione va prima sul prodotto, ed è il caso normale per i capi; se non è possibile, sulla confezione; e solo se nemmeno questo è praticabile, in un documento accompagnatorio. Per un capo di abbigliamento la cucitura interna resta la soluzione più solida e a prova di contestazione.
I rischi specifici di abbigliamento e accessori
Qui sta la parte che distingue la moda da altre categorie. Il GPSR chiede una valutazione dei rischi, e per i capi i rischi rilevanti sono due famiglie.
Sicurezza meccanica. Parti piccole che possono staccarsi e diventare pericolose: bottoni, automatici, perline, applicazioni. Cerniere che pizzicano. E soprattutto i lacci e i cordoncini, un tema sensibile nei capi per bambini, dove un laccio al collo o in vita può causare strangolamento o intrappolamento. Su questo aspetto la valutazione dei rischi deve prestare particolare attenzione.
Sicurezza chimica. Sostanze che restano nel tessuto e vanno a contatto con la pelle: coloranti azoici, nickel nelle parti metalliche come bottoni e fibbie, residui di lavorazione. Anche queste vanno considerate nella valutazione dei rischi, perché un capo "sicuro" non è solo cucito bene, è anche chimicamente conforme.
Da questa valutazione discendono le avvertenze di sicurezza che eventualmente accompagnano il capo. Per stabilire se è coinvolto e da dove partire, il breve test /tools/am-i-affected può aiutarLa a orientarsi.
Chi è il fabbricante quando personalizza un capo
È una domanda che torna di continuo nella moda, dalle stampe su t-shirt al print on demand. La regola è semplice. Se acquista una maglietta bianca già finita e ci stampa sopra un design, il fabbricante del capo resta chi ha prodotto la maglietta bianca. Se invece fa produrre la maglia su Sua specifica e con il Suo marchio, in private label, il fabbricante diventa Lei, con tutti gli obblighi che ne derivano: dati in etichetta, valutazione dei rischi e documentazione tecnica.
Vale la pena fermarsi su questo prima di lanciare una linea, perché determina chi mette il proprio nome e indirizzo sul capo e chi tiene la documentazione. Se vende anche su Amazon, il nostro articolo dedicato a GPSR su Amazon spiega come i campi del marketplace si incastrano con questi obblighi.
La documentazione che resta dietro le quinte
Oltre a ciò che il cliente vede in etichetta, deve conservare la documentazione tecnica del capo: la descrizione del prodotto, la valutazione dei rischi e le prove che dimostrano la conformità, per esempio i rapporti di prova sui coloranti o sui lacci. L'Articolo 9 chiede di tenere questa documentazione per dieci anni dall'immissione sul mercato. Non si esibisce al consumatore, si tiene pronta per la vigilanza del mercato in caso di controllo.
Una precisazione che evita spese inutili: per l'abbigliamento privo di marcatura CE non serve una dichiarazione di conformità formale. La dichiarazione di conformità obbligatoria riguarda i prodotti coperti da legislazione di armonizzazione, come i dispositivi di protezione individuale. Per un capo coperto solo dal GPSR, se un marketplace Le chiede una "dichiarazione", si tratta di un'autodichiarazione richiesta dalla piattaforma, non di un obbligo di legge. Ne parliamo nell'articolo sull'attestazione di sicurezza GPSR.
Da dove iniziare, in ordine
Parta dal Suo assortimento, non dalla norma. Elenchi le linee che vende e per ciascuna fissi chi è il fabbricante. Poi prepari, per ogni modello, l'etichetta con i dati del fabbricante e, se il capo arriva da fuori UE, della persona responsabile, insieme all'identificativo. In parallelo svolga la valutazione dei rischi su parti meccaniche e profilo chimico, e conservi la documentazione tecnica per dieci anni.
Per il quadro completo del regolamento, il nostro pillar sul Regolamento (UE) 2023/988 raccoglie tutti gli obblighi in un unico posto. Se ha bisogno dei documenti da generare per i Suoi capi, può vedere i modelli disponibili.
Questo articolo è una guida generale, non una consulenza legale. Verifichi i Suoi obblighi con un professionista qualificato o la Sua persona responsabile.
Domande frequenti
- Quali sono gli obblighi specifici del GPSR per l'abbigliamento?
- Oltre agli obblighi generali (dati del fabbricante, persona responsabile se il prodotto arriva da fuori UE, rintracciabilità), deve prestare attenzione alla sicurezza meccanica come bottoni, cerniere e lacci, e alla sicurezza chimica come coloranti azoici e nickel. Vanno inoltre fornite avvertenze di sicurezza specifiche, per esempio sui lacci da collo nei capi per bambini.
- Devo cucire un'etichetta con i dati del fabbricante su ogni capo?
- Sì. La rintracciabilità chiede che le informazioni siano permanenti e facilmente accessibili, e per i capi questo significa in pratica un'etichetta cucita. Può aggiungere i dati di contatto del fabbricante alla stessa etichetta compositiva che già riporta la composizione del tessuto, quella del 100% cotone, invece di applicarne una seconda.
- Se vendo una maglietta con un design stampato, chi è il fabbricante?
- Dipende da come l'acquista. Se compra una maglietta bianca già pronta e ci stampa sopra un design, il fabbricante resta chi ha prodotto la maglietta bianca. Se invece fa produrre la maglia su sua specifica con il suo marchio, in private label, il fabbricante diventa Lei e si assume i relativi obblighi.
- Esiste un passaporto digitale per i prodotti tessili?
- Il GPSR oggi chiede la documentazione tecnica cartacea o digitale, non un passaporto. Il Digital Product Passport è una misura separata in arrivo per il settore tessile e raccoglierà molte di queste informazioni in formato digitale, per esempio tramite un QR code. Non sostituisce gli obblighi del GPSR, si aggiunge.
- Quali sanzioni rischio se non etichetto correttamente i miei capi?
- Il primo effetto pratico è la rimozione degli annunci da parte dei marketplace. Sul piano amministrativo le sanzioni in Italia possono andare da 3.000 a 30.000 euro e, in caso di pericolo accertato per il consumatore, è prevista anche la reclusione. Conviene mettere in regola etichetta e documentazione prima dei controlli.
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